Don’t think twice, it’s alright.
Pubblicato su Letture., Prêt-à-Porter. il 2 Gennaio, 2008 da Elisa25-12-07
Sento lontanissima la tua voce al telefono. Come se fossi chissà dove, per sempre lontano. Questi sono giorni di dolce malinconia, di dolci lacrime che scorrono invisibili sulle guance che vorrebbero liberarsi e cercare ancora quello che è stato. L’ultimo giorno sembrava di stare in un sogno fatto di penombra. L’essenziale dei nostri corpi, niente di più. Come non ho potuto non capire subito di chi era la canzone, era così immediato l’autore.
Don’t think twice, it’s al right. Certo è vero, mi ripeto che è tutto ok, parlare del più e del meno al telefono, mi ripeto che sono pochi i giorni che ci dividono. Ma saranno queste giornate immobili di festa, tutti impegnati a mangiare e nessuno in giro a godersi un po’ di aria invernale, saranno queste banalità che bisogna fare, che per quanto sciocche siano assumono tutti gli anni la loro sacralità. Stasera andrò a messa, ho bisogno del vero spirito del Natale, non del pacco colorato sotto l’albero. Ho bisogno di ritrovare qualcosa che ora non ho nella mia città illuminata a festa.
Ti amo Roma, e forse…

La città di Sofronia si compone di due mezze città. In una c’è il grande ottovolante dalle ripide gobbe, la giostra con la raggiera di catene, la ruota delle gabbie girevoli, il pozzo della morte coi motociclisti a testa in giù, la cupola del circo col grappolo dei trapezi che pende in mezzo. L’altra mezza città è di pietra e marmo e cemento, con la banca, gli opifici, i palazzi, il mattatoio, la scuola e tutto il resto. Una delle mezze città è fissa, l’altra è provvisoria e quando il tempo della sua sosta è finito la schiodano, la smontano e la portano via, per trapiantarla nei terreni vaghi d’ un’ altra mezza città.
Così ogni anno arriva il giorno in cui i manovali staccano i frontoni di marmo, calano i muri di pietra, i piloni di cemento, smontano il ministero, il monumento, i docks, la raffineria di petrolio, l’ospedale, li caricano sui rimorchi, per seguire di piazza in piazza l’itinerario d’ogni anno. Qui resta la mezza Sofronia dei tirassegni e delle giostre, con il grido sospeso dalla navicella dell’ottovolante a capofitto, e comincia a contare quanti mesi, quanti giorni dovrà aspettare prima che ritorni la carovana e la vita intera ricominci.



