Archivio per la Categoria Vecchio stile.

The sound of Silence.

Pubblicato su Vecchio stile. il 8 Settembre, 2007 da Elisa

Sapevamo che non c’era più niente da dire. Le parole le avevamo dette tutte. Ogni volta che affrontavamo l’argomento arrivavamo sempre alla stessa conclusione. Ormai era diventato superfluo parlare, non aveva più alcun senso.
Questo mi piaceva di lui: sapeva quando era il momento di stare in silenzio.
Ci osservavamo da un parte all’altra della stanza, e quel silenzio urlava più di qualsiasi altro discorso. Guardandoci ci dicevamo che sapevamo tutti e due di avere un problema, ma che non volevamo lasciarci, non eravamo ancora pronti a farlo. Almeno non io, non senza aver prima lottato.

[..People talking without speaking
people hearing without listening
people writing songs that voices never share
noone dare, disturb the sound of silence..]

Sam’s Town.

Pubblicato su Vecchio stile. il 20 Luglio, 2007 da Elisa

killers.jpg

Volevo sentire proprio quelle parole.
Volevo sentire quella musica.
Nuovi ricordi musicali. Un nuovo album da amare.
Sentirmi libera di guidare nella notte con i finestrini abbassati, l’aria che mi arriva in faccia e la musica che mi accompagna. In fondo, la vita è un eterno viaggio. I ricordi a volte mi paralizzano, se penso al futuro mi manca il fiato. Ma la vita la sento scorrere nelle vene. Basta poco, basta qualcuno. Ora ho bisogno di nuova vita, ho bisogno di nuovi ricordi.

E quando mi vedrai con il rossetto rosso sulle labbra saprai che non potrai più baciarmi, ti lascerei il segno.. E quando mi vedrai con il rossetto sulle labbra saprai che ho un coltello nascosto nel cuore e che se ti avvicinerai lo userò.
E quando mi vedrai con il rossetto sulle labbra saprai che quello è il momento di andartene, saprai che è finita e che non esisterà più un domani. Saprai che dopo aver messo il rossetto sulle labbra, il cuore si sarà congelato di nuovo e la donna di ghiaccio se ne andrà e tu non potrai nulla, neanche il tuo fuoco potrebbe sciogliere il suo cuore ghiacciato, perché è dentro l’anima e tu ormai ne sarai fuori.

 

High and Dry.

Pubblicato su Letture., Vecchio stile. il 16 Luglio, 2007 da Elisa

La mattina il cielo era così azzuro, un colore mai visto prima, intenso senza nessuna nuvola a turbarlo. E guardandolo mi erano rivenute in mente le sensazioni della notte appena trascorsa. Il suo respiro affannato carico di desiderio, accanto al mio. Tornando a casa nell’ascensore mi ero guardata allo specchio, il mio volto era stanco ma incredibilmente sereno, e le mie labbra sembravano rinate, turgide come non le avevo mai viste. Mi aveva detto di cercarlo dopo essere tornata a casa, ma non lo avevo fatto. Volevo lasciare intatte quelle sensazioni che avevamo provato, volevo che andassimo a dormire con addosso ancora tutto quanto senza che ci fossero parole a distoglierci da quanto avevamo vissuto.

[Don't leave me high, don't leave me dry.]

Quante migliaia di volte aveva visto la propria faccia e, sempre, con quella stessa impercettibile smorfia. Contraeva le labbra, quando si guardava allo specchio. Era come per dare alla sua faccia una maggiore intensità. Quella era lei: intensa; acuta come un dardo; decisa precisa. (Mrs. Dalloway)

Hung up.

Pubblicato su Vecchio stile. il 10 Luglio, 2007 da Elisa

E’ stata l’unica volta che mi sono ubriacata.
Dovevo farlo. Dopo aver bevuto ho cominciato a prendermela con le luci della discoteca che si riflettevano sul pavimento. Avevo cominciato a domandare perché quei pallini riflessi continuavano a muoversi in continuazione e non si fermavano. Avevo spostato l’attenzione grazie all’alcool da lui a quelle luci. L’avevo visto uscire e per un attimo il respiro mi si è letteralmente bloccato. Non ci volevo credere a quello che i miei occhi mi dicevano: Elisa, si è proprio lui, ed è appena uscito dal bagno con un’altra. Che squallore, ho pensato poi.
Mi sono girata di scatto, ho trovato un mio amico con un bicchiere di non so cosa e mi ci sono attaccata. Poi non ricordo, il mio sfogo con le luci me lo hanno raccontato. Una sua amica aveva anche provato a giustificarlo, ha bevuto, ha fumato, non capisce nulla. Non ci ho mai creduto, sapeva benissimo quello che faceva e se ne fregava. Se ne fregava di tutto e tutti. E pensare che mi ero anche lasciata convincere ad andare alla sua festa, era venuto sotto casa mia per pregarmi di venire. Ed ero tornata prima dal matrimonio di mia cugina per andarci. Solo per lui.
Ormai non provo odio, provo solo indifferenza e schifo, si lo schifo verso di lui, che ha sempre giocato con me, che mi ha sempre illusa, purtroppo lo sò, la stupida sono stata io che gliel’ho lasciato fare.
Questi sono tutti ricordi che mi porto dentro, che custodisco gelosamente. Perché se sono così ora è perché prima sono stata altro. Perché anche dalle delusioni ho imparato, e anche se mi hanno segnato dentro, mi sono servite. Ecco perché ora non posso fidarmi di te. Non avrebbe senso.

Stand by me.

Pubblicato su Letture., Vecchio stile. il 3 Luglio, 2007 da Elisa

[Maybe you and I will not
believe in the things we find behind the door..
Stand by me, nobody knows the way it's gonna be.]

E si ricordava ancora perfettamente tutto.
Non me lo aspettavo, pensavo se ne sarebbe dimenticato. E invece si ricordava che quella notte avevamo deciso tutto, avevamo deciso che fare di noi.
E’ stata la prima volta in cui non ho avuto fretta, in cui non ho sentito la necessità e il peso di dimostrare qualcosa. E’ stata la prima volta in cui ho voluto prendermi e gustarmi ogni singolo attimo, pensando solo al presente.
E già so che quando partirò mi mancherà, eccome se mi mancherà.

Felice di vivere e padrone di sé
È chi al cadere di ogni giorno potrà dire:
“Ho vissuto. Domani il Padre avvolga
pure il cielo di nubi oscure o sereno
l’accenda il sole, non renderà mai sterile
il mio passato e non potrà mai cancellare
come se per me non fosse accaduto
ciò che l’attimo fuggente mi ha portato”.

(Orazio, Carmina III, 29, vv. 42-4 8)

Love me two times.

Pubblicato su Vecchio stile. il 1 Luglio, 2007 da Elisa

luna.jpgErano le tre di mattina.
Stavo guidando per tornare a casa, la strada era come piaceva a me, senza nessuno, e poi dietro ad una curva l’ho vista: C’era la luna vicina, grande, piena.
Non riuscivo a pensare a nulla, avevo la mente vuota, solo io, lei e la strada. Di colpo tutti i problemi erano spariti, non esistevano più preoccupazioni, impegni, cose da fare, cose da dire, esistevo solo io e la mia felicità. Sembrava un atmosfera quasi surreale. Come quelle volte quando nel bosco senza luci artificiali ci sdraiavamo là nel silenzio assoluto ad ammirarla, come se fosse qualcosa di mai visto.

Amai.

Pubblicato su Letture., Vecchio stile. il 25 Giugno, 2007 da Elisa

E poi l’ho detto. Ho pronunciato una parola, la parola.
L’ho pronunciata così senza accorgermi, la bocca ha fatto tutto da sola senza che io le dicessi di farlo. E’ solo una parola, ma dietro si nasconde tanto di me, si nasconde tutto quello che non voglio dire e che probabilmente non dirò mai. Non so se mi abbia sentito, e non so che sperare, so solo che mi è venuto spontaneo. Prima mi faceva ridere la parola, forse solo perché l’avevo sempre detta con la testa e mai con il cuore.

Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore amore,
la più antica, difficile del mondo

Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.

Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.

[Umberto Saba, da Mediterranee, 1946]

Arancia Meccanica.

Pubblicato su Alcool Pupe & Pallottole., Vecchio stile. il 18 Giugno, 2007 da Elisa

[Stai attento, stai bene attento, oh Dim,
se della vita la continuazione a cuor ti sta.]

E poi mi sono sentita responsabile.
Mi sono sentita osservata, giudicata. Non potevo andare di là in cucina a mangiare con loro, con i genitori e i due fratelli. Mi avrebbero guardata male, gli avevo spezzato il cuore andandomene via, l’avevo lasciato solo.
Lui era in camera da letto, non mi parlava. Aveva spento la televisione sul soffitto e si era rannicchiato su un fianco, mi dava le spalle, voleva escludermi, essere indifferente, ma si vedeva che ancora gli faceva male. Volevo andarmene da lì, volevo andarmene il più presto possibile, gli avevo chiesto di accompagnarmi alla porta, ma non aveva voluto, diceva che era troppo lontana e che gli scocciava alzarsi. Ero quasi bloccata non sapevo che fare. La casa mi ricordava tanto Arancia Meccanica. Il televisore sul soffitto, quei colori psichedelici. E di là c’erano dei genitori che volevano solo difendere il figlio, ma io ero sola, non potevo e non avevo nessuna voglia di affrontarli.
Non so se abbia mai capito le mie motivazioni, perché me ne sia andata, non so cosa lui abbia raccontato, ma dovevo andarmene, non potevo più stare lì insieme a lui, non faceva per me.

Flying high.

Pubblicato su Vecchio stile. il 9 Giugno, 2007 da Elisa

[Ascolta questo silenzio, che gran fracasso che porta;
e non serve coprirsi le orecchie..
Dario Fo]

Mi piacciono i rapporti nascosti, non rivelati. Quelli celati da un velo di mistero e di sorpresa. Non mi piace che si sappia tutto di me, non mi piace sapere tutto dell’altro. Voglio scoprire pian piano. Mi piacciono le cose non dette, ma capite in silenzio, mi piace il silenzio carico di significato. Amo gli sguardi di intesa, in cui due occhi parlano molto di più di tante bocche.
Vorrei amare qualcuno che sappia condividere i miei silenzi, che sappia che anche in quel modo stò comunicando, che sappia capirmi senza troppi giri di parole.

[Feel so nice, oh yeah, you feel so nice,
I'd love to spend the night, but I can't pay the price.. ]

The great Escape.

Pubblicato su Vecchio stile. il 28 Maggio, 2007 da Elisa

Ho sentito di voler condividere quel pezzetto di me con te.
E tu chi sei? Non lo sò, non ti conosco, sei uno sconosciuto che probabilmente tra un pò se ne andrà e che non vedrò mai più. Ti porterai via quella parte di me che ti ho donato, quella croce che mi perseguiterà finchè morte non mi separi da lei.
Spero che ne farai buon uso, che non straccierai così quello che ti ho donato di me, che ne farai tesoro, anche se non è una cosa facile da sentir dire.
Ti vedo, vedo che sei spaventato, spaventato quanto me, perchè tu un giorno potresti tornare indietro e non andare mai più avanti, e a me potrebbe succedere lo stesso.
Potrei diventare un’ altra persona, una persona con un grande strappo a squarciare l’anima, senza la possibilità di un domani. E tu lo stesso. Senza rimedio.
Forse è questo quello che ci accomuna, mio sconosciuto.

[La morte non stà nel non comunicare,
ma nel non poter essere più compresi.
Pier Paolo Pasolini]