Don’t think twice, it’s alright.
25-12-07
Sento lontanissima la tua voce al telefono. Come se fossi chissà dove, per sempre lontano. Questi sono giorni di dolce malinconia, di dolci lacrime che scorrono invisibili sulle guance che vorrebbero liberarsi e cercare ancora quello che è stato. L’ultimo giorno sembrava di stare in un sogno fatto di penombra. L’essenziale dei nostri corpi, niente di più. Come non ho potuto non capire subito di chi era la canzone, era così immediato l’autore.
Don’t think twice, it’s al right. Certo è vero, mi ripeto che è tutto ok, parlare del più e del meno al telefono, mi ripeto che sono pochi i giorni che ci dividono. Ma saranno queste giornate immobili di festa, tutti impegnati a mangiare e nessuno in giro a godersi un po’ di aria invernale, saranno queste banalità che bisogna fare, che per quanto sciocche siano assumono tutti gli anni la loro sacralità. Stasera andrò a messa, ho bisogno del vero spirito del Natale, non del pacco colorato sotto l’albero. Ho bisogno di ritrovare qualcosa che ora non ho nella mia città illuminata a festa.
Ti amo Roma, e forse…

La città di Sofronia si compone di due mezze città. In una c’è il grande ottovolante dalle ripide gobbe, la giostra con la raggiera di catene, la ruota delle gabbie girevoli, il pozzo della morte coi motociclisti a testa in giù, la cupola del circo col grappolo dei trapezi che pende in mezzo. L’altra mezza città è di pietra e marmo e cemento, con la banca, gli opifici, i palazzi, il mattatoio, la scuola e tutto il resto. Una delle mezze città è fissa, l’altra è provvisoria e quando il tempo della sua sosta è finito la schiodano, la smontano e la portano via, per trapiantarla nei terreni vaghi d’ un’ altra mezza città.
Così ogni anno arriva il giorno in cui i manovali staccano i frontoni di marmo, calano i muri di pietra, i piloni di cemento, smontano il ministero, il monumento, i docks, la raffineria di petrolio, l’ospedale, li caricano sui rimorchi, per seguire di piazza in piazza l’itinerario d’ogni anno. Qui resta la mezza Sofronia dei tirassegni e delle giostre, con il grido sospeso dalla navicella dell’ottovolante a capofitto, e comincia a contare quanti mesi, quanti giorni dovrà aspettare prima che ritorni la carovana e la vita intera ricominci.
3 Gennaio, 2008 a 4:29 pm
“Ho bisogno di ritrovare qualcosa che ora non ho nella mia città illuminata a festa.”
Sto vivendo la stessa cosa anch’io… l’ho vissuta durante tutte queste feste… un abbraccio Elisa…
4 Gennaio, 2008 a 2:45 pm
il mio paese invece (paese… 36000 abitanti, mica pochi) mi ha assai marcito gli zebedei in questo ultimo periodo. allora me ne sono andato tra i monti dove neve e sole, cavalli e caminetti, buon cibo e bella gente… mi hanno dato un buon motivo per essere allegro…
e dove gli unici fuochi di capodanno erano quelli delle stelle, milioni, nel cielo.
ciao!
g
4 Gennaio, 2008 a 3:10 pm
Ciao Elisa. Passo per un saluto.
Roma… è un po’ che non ci capito. Ma quanti ricordi…
4 Gennaio, 2008 a 11:36 pm
ti auguro si trovare presto quello di cui hai bisogno..
salutino
6 Gennaio, 2008 a 11:20 pm
un saluto Elisa… e un abbraccio…
7 Gennaio, 2008 a 3:04 pm
auguri a tutto tondo….
7 Gennaio, 2008 a 4:48 pm
auguri da Roma…
7 Gennaio, 2008 a 6:58 pm
hai citato bob dylan, e come minimo un saluto lo devo lasciare
9 Gennaio, 2008 a 11:24 am
ma sei tu quella ragazza dell’avatar…?
9 Gennaio, 2008 a 12:23 pm
aspettiamo il resoconto…..
9 Gennaio, 2008 a 3:37 pm
Conosco molto bene quella sensazione… e infatti non è piacevole…
11 Gennaio, 2008 a 11:48 am
buongiorno Melania!
12 Gennaio, 2008 a 8:57 pm
Post stupendo… lascia un po’ l’amaro per le feste appena passate, ma trasmette tantissimo, spero che tu abbia trovato la gioia del natale.
13 Gennaio, 2008 a 3:02 am
un saluto Elisa… sono in partenza… un forte abbraccio a te… Noemi
13 Gennaio, 2008 a 9:52 pm
un bel post , una magnifica canzone di Dylan
Dona
14 Gennaio, 2008 a 2:45 pm
Un saluto Elisa.
16 Gennaio, 2008 a 5:50 pm
ti sento tanto tanto vicina al mio stato d’animo…