Archivia per Gennaio, 2008

I’ve got a life.

Pubblicato su Alcool Pupe & Pallottole., Prêt-à-Porter. il 31 Gennaio, 2008 da Elisa

Tu, neanche lo sai quanto mi stai aiutando in questo momento. Non ho bisogno di parlarti, ho bisogno di sapere solo che sei lì per me. La mia vita è serena, eppure c’è qualcosa che da un po’ di tempo mi tormenta e che non so bene come affrontare. Forse, dovrei solo essere un po’ più coraggiosa, ma non so, alcuni cambiamenti radicali mi hanno sempre tanto spaventata. Mi sono ricordata di questo film, l’ho visto al liceo, ho deciso di dedicargli una pagina con il pezzo più bello e di ripromettermi ogni tanto di rileggerlo.
Ho bisogno di sentirmi realizzata di nuovo, di sentirmi un po’ più fiera di me, di muovermi di più di essere più attiva. La tua presenza mi serve più di ogni altra cosa, non te ne andare mai.

Sometimes.

Pubblicato su Prêt-à-Porter. il 28 Gennaio, 2008 da Elisa

Oggi mi sento annoiata. Sono a casa, dovrei studiare, ma non mi concentro, guardo fuori e vedo una giornata splendida, e penso che la stò buttando via. Ogni tanto mi sento completamente sola, come se non avessi i miei affetti più cari. Questa università stà uccidendo uno a uno i miei nervi. Vorrei diventare ingegnere, ma ce la posso fare? Mi sembra tutto troppo difficile, troppo impegnativo, non per me.
Dall’altra parte però è diventato un sogno prepotente, mi ritroverei molto delusa da me stessa se un giorno arrivassi a mollare tutto. Tra una settimana proverò per la terza volta analisi, ma la mia mente è distaccata, si rifiuta di ragionare, di imparare. E pensare che al liceo ero un alunna modello, e che riuscivo a fare il mio dovere anche quando proprio non ne avevo voglia. Forse, sarà anche la paura del domani che mi blocca, non so cosa succederà, è tutto troppo poco definito. Forse una laurea? E quale lavoro? Un compagno o una vita da single? Invidio chi è deciso e và dritto per la sua strada. Forse, stasera uscirò a godermi la mia città illuminata, che mi mette di buon umore e non mi fa pensare al domani.

 

[..Sometimes, we've got to sing this song
Sometimes, It takes us way too long
Sometimes, we've got to sing out of key..]

 

If I had eyes.

Pubblicato su Prêt-à-Porter., Sex and the city. il 22 Gennaio, 2008 da Elisa

E poi ho avuto un intuizione riflettendo su una delle tante puntate di Sex and the city. Anche io avevo due fantasmi: uno era buono e totalmente innocuo, ormai si era scordato di me e io di lui, e convivevamo nella stessa città senza mai disturbarci. L’altro invece era arrabbiato, di quella rabbia che ci si coltiva dentro silenziosamente. Se da una parte capivo alcune colpe che mi addossava, dall’altra non accettavo che ce l’avesse tanto con me, in fondo avevo usato un modo garbato per convincerlo ad uscire dalla mia vita. Ma il caso mi aveva punito continuando a farmelo vedere tutti i giorni, senza avere un dialogo civile.
Quando si parla di casi della vita.. Il primo fantasma quando veniva a trovarmi ogni volta mi infastidiva in modo quasi imbarazzante, ma dopo essere riuscita a farlo andare via ora riuscivo serenamente a parlarci, conservando tra di noi solo quella vecchia complicità che utilizzavamo una volta per capirci senza troppe parole. Il secondo che invece era stato meno irruento e fastidioso del primo, ora diventava lui quello più ingombrante e problematico.

La Peste.

Pubblicato su Letture. il 16 Gennaio, 2008 da Elisa

“Ha ragione Rambert, assolutamente ragione e per nulla al mondo vorrei distoglierla da ciò che stà per fare, che mi sembra giusto e buono. Occore che le dica che tutto questo non è eroismo. Si tratta di onestà. E’ un idea che può far ridere, ma la sola maniera di lottare contro la peste è l’onesta.”

Don’t think twice, it’s alright.

Pubblicato su Letture., Prêt-à-Porter. il 2 Gennaio, 2008 da Elisa

25-12-07

Sento lontanissima la tua voce al telefono. Come se fossi chissà dove, per sempre lontano. Questi sono giorni di dolce malinconia, di dolci lacrime che scorrono invisibili sulle guance che vorrebbero liberarsi e cercare ancora quello che è stato. L’ultimo giorno sembrava di stare in un sogno fatto di penombra. L’essenziale dei nostri corpi, niente di più. Come non ho potuto non capire subito di chi era la canzone, era così immediato l’autore.
Don’t think twice, it’s al right. Certo è vero, mi ripeto che è tutto ok, parlare del più e del meno al telefono, mi ripeto che sono pochi i giorni che ci dividono. Ma saranno queste giornate immobili di festa, tutti impegnati a mangiare e nessuno in giro a godersi un po’ di aria invernale, saranno queste banalità che bisogna fare, che per quanto sciocche siano assumono tutti gli anni la loro sacralità. Stasera andrò a messa, ho bisogno del vero spirito del Natale, non del pacco colorato sotto l’albero. Ho bisogno di ritrovare qualcosa che ora non ho nella mia città illuminata a festa.

Ti amo Roma, e forse…

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La città di Sofronia si compone di due mezze città. In una c’è il grande ottovolante dalle ripide gobbe, la giostra con la raggiera di catene, la ruota delle gabbie girevoli, il pozzo della morte coi motociclisti a testa in giù, la cupola del circo col grappolo dei trapezi che pende in mezzo. L’altra mezza città è di pietra e marmo e cemento, con la banca, gli opifici, i palazzi, il mattatoio, la scuola e tutto il resto. Una delle mezze città è fissa, l’altra è provvisoria e quando il tempo della sua sosta è finito la schiodano, la smontano e la portano via, per trapiantarla nei terreni vaghi d’ un’ altra mezza città.
Così ogni anno arriva il giorno in cui i manovali staccano i frontoni di marmo, calano i muri di pietra, i piloni di cemento, smontano il ministero, il monumento, i docks, la raffineria di petrolio, l’ospedale, li caricano sui rimorchi, per seguire di piazza in piazza l’itinerario d’ogni anno. Qui resta la mezza Sofronia dei tirassegni e delle giostre, con il grido sospeso dalla navicella dell’ottovolante a capofitto, e comincia a contare quanti mesi, quanti giorni dovrà aspettare prima che ritorni la carovana e la vita intera ricominci.