Moon river.

Aveva deciso che quello sarebbe stato il giorno in cui si sarebbe risollevata. Era andata nella sua camera per truccarsi e nascondere tutto dietro a quella maschera, aveva curato il suo abbigliamento nei minimi dettagli, aveva rimesso lo smalto rosso sulle mani. Agli occhi degli altri appariva sempre perfetta, mai trascurata. I suoi capelli però erano mossi, non lisci come al solito, questo dimostrava la sua pigrizia, non le interessava stirarseli come al solito e allora via ai capelli di essere come erano: mossi e ribelli. Non amava condividere i suoi problemi con gli altri, le sue debolezze dovevano rimanere sue, una cosa privata. A volte provava a parlarne con le persone a lei più vicine ma finiva sempre per litigarci, la mettevano davanti ai suoi sbagli, e lei questo non lo sopportava, “se sbaglio, lo vedrò da sola, ma non sopporto che me lo faccia vedere tu.”
Rimmel nero come la pece, perfetto sulle sue ciglia lunghissime.
Stava cercando di costruire qualcosa, di dimostrare al mondo che donna era, non una qualsiasi, ma a volte diventava terribilmente complicato.
“Quanto sei cretino, continua pure a prendertela con me se ti fà sentire meglio, ma sarebbe anche arrivata l’ora di crescere, niente è per sempre, noi non lo siamo stati come tutto, ti prego guardami, cerca di capire, niente è per sempre, anche tu, nessuno, niente, niente..”
Ora aveva imparato a guardare il mondo in maniera molto più distaccata, a guardarlo da fuori, era raro che si facesse toccare vicino da qualcosa, si faceva toccare solo da se stessa.
“Ho sognato di andare a casa sua, di spiarlo dalla tromba delle scale, di fingere di incontrarlo per caso, ma anche nella mia immaginazione ero la solita stupida impacciata che non sapeva che dire. Prima ci si vendica, poi si dimentica, non ho fatto nessuna delle due, e la prima quasi più non mi interessa, il tempo non ha guarito nulla, ha solo logorato tutto, mi ha indurita, chiusa da dentro, il tempo guarisce tutti i mali, ma chi l’ha detta questa stronzata?”
Non poteva ancora fermarsi, ormai aveva capito come erano fatte le sue paturnie, venivano, ci si tuffava e ci sguazzava dentro per un po’, e poi ne riusciva, non era arrivato il momento di buttare tutto all’aria, se non altro per la sua giovane età.
Forse pensò, “è arrivato il momento di andare da Tiffany.”
3 Dicembre, 2007 a 11:38 am
ciao elisa
non è specificatamente in tema con il post, ma hai visto l’inchiesta sulla moda di report ieri sera?
interessante come la bellezza si umilia di fronte al mercato. per fortuna non tutto va così.
3 Dicembre, 2007 a 12:22 pm
Si l’ho vista.
E parecchie cose non mi sono piaciute. Per prima cosa lo sfruttamento dei lavoratori, per secondo la direttrice di Vogue America. Se non poteva stare una settimana a Milano poteva benissimo starsene a casa sua. In questo ho stimato molto di più i francesi.
Preferisco l’aspetto creativo della moda, anche se però questo non può prescindere dall’industria che c’è dietro.
5 Dicembre, 2007 a 12:16 pm
elisa,
grazie per la tua visita e per il commento.
Anche a me piace il tuo blog,
tornerò a trovarti.
Un bacio.
5 Dicembre, 2007 a 4:27 pm
Ciao Elisa. Ho letto il tuo commento sul mio blog e sono venuta a vedere il tuo. Ho letto il titolo dell’ultimo post e ho detto “che coincidenza”. Sul libro-film Colazione da Tiffany e sulla canzone Moon River ho scritto un post qualche settimana fa
http://melania07.wordpress.com/2007/11/15/un-film-un-libro-e-una-ninna-nanna/
quindi puoi capire il mio interesse.
Adesso vado a dare un’occhiata al resto.
La foto della testata del mio blog è di Henri Cartier-Bresson.
Ciao e a presto
Melania
5 Dicembre, 2007 a 4:49 pm
… forse pensò… e’ meglio che mi dia una mossa!!! praticamente e’ quello che succede a me quando ho le mie paturnie
Un caro saluto.
Dona
P.s. che meravigliosa immagine di femminilita’!
5 Dicembre, 2007 a 4:49 pm
Ho visto che sul tuo blog ci sono delle bellissime foto.
E’ la prima cosa che ho notato. Un piacere “sfogliarlo”…
5 Dicembre, 2007 a 4:58 pm
Beh, che il tempo aggiusti tutto lo dico io.
5 Dicembre, 2007 a 5:01 pm
*Priedavat*: Ok, ma io non sono d’accordo.
5 Dicembre, 2007 a 5:32 pm
solo un saluto
5 Dicembre, 2007 a 7:03 pm
fidati. Solo che non rispetta i tempi che uno si aspetta.
odio autolinkarmi ma:
http://tradire.wordpress.com/2007/10/30/devo-provare-qualcosa/
5 Dicembre, 2007 a 10:20 pm
Colazione da Tiffany ,Moon River …..quante volte l’avrò visto? Un incanto che si ripete…
5 Dicembre, 2007 a 11:35 pm
L’immagine é stupenda.
Kiss
6 Dicembre, 2007 a 4:41 pm
blog raffinato, yes?
7 Dicembre, 2007 a 12:27 pm
ehmmmm….
odio sempre autolinkarmi
ma effettivamente
cannai il racconto….
http://tradire.wordpress.com/2007/10/22/mi-fa-schifo/
7 Dicembre, 2007 a 5:16 pm
Questo post fa entrare per un attimo nel complicato mondo femminile. Mi ha dato un brivido quando l’ho letto, per alcune immagini che hai creato con le parole. Grazie.