Archivia per Dicembre, 2007

In my heart.

Pubblicato su Prêt-à-Porter. il 23 Dicembre, 2007 da Elisa

[Lord I want to be up, in my heart]

Natale. Quest’anno lo sento poco. Sento solo il sollievo di due settimane di vacanza. L’arrivo di questi giorni di pausa è coinciso con l’anniversario di sei mesi di vita vissuta. Vita che mi è servita per riscoprirmi, per ritrovare qualcosa che per un po’ di tempo avevo preferito mettere da parte. Oggi sei partito e per un po’ non ci sarai. Io invece rimarrò qui, nella mia città che oggi con questa pioggerellina delicata ha un aspetto malinconico e lontano. Vacanze poi per modo di dire, aspetterò e nel frattempo studierò per i miei esami e leggerò qualche libro per dimenticarmi per un attimo di me.
Arriverà un altro anno, e non ci credo al motto: anno nuovo, vita nuova, anche perché mi và benissimo quella che ho, con i miei impegni, i miei affetti più cari che nell’anno vecchio come nel nuovo li ritroverò lì a capirmi anche solo con uno sguardo.

1949.

Pubblicato su Letture. il 15 Dicembre, 2007 da Elisa

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro.

Nazim Hikmet.

In the waiting line.

Pubblicato su Prêt-à-Porter. il 12 Dicembre, 2007 da Elisa

[Wait in line, 'Till your time
Ticking clock, Everyone stop..]

Devo riprendermi, tornare in me stessa. Sono combattuta tra due stati d’animo contrapposti, mi trovo ai due estremi, e il bello è che non so dove e quale sia la verità. Non voglio auto-convincermi di una cosa perché mi fa comodo, vorrei appartenere a quello stato d’animo che veramente mi rappresenta. Ci stò perdendo la testa.
Devo trovare la mia risposta, ma non ci riesco, non so come fare. Tutte e due le risposte mi andrebbero bene, mi piacerebbe farle convivere insieme, ma sono due estremi che non potranno mai raggiungersi. Dovrei capire, scegliere, ma la soluzione la vedo ancora troppo sfocata.

[Wasting my time, in the waiting line
Do you believe in what you see..?]

Lovefool.

Pubblicato su Prêt-à-Porter. il 8 Dicembre, 2007 da Elisa

[Love me love me, say that you love me..
Love me love me, pretend that you love me
leave me leave me, just say that you need me..]

Ma ti ricordi quando eravamo più piccoli? Quegli anni li porto dentro, come uno scrigno magico, le risate, le battute i primi amori, le nostre illusioni. A volte mi piacerebbe rincontrarlo, sapere che fine ha fatto, se è rimasto sempre il solito stronzo. Che anni quelli, che anni! Mi ricordo quando entravi in classe con delle occhiaie che arrivavano fino ai piedi perché eri stato tutta la notte al telefono con lei, e io che ti rimproveravo: “Ma chi te lo fa fare!”, ma era l’amour che dettava le sue regole.
Sperare che, quando passavo sulle scale e lo vedevo fuori scuola sul suo motorino, anche lui sentisse quella specie di pugnale che mi trafiggeva lo stomaco. Se ci penso ora mi viene da sorridere, che momenti favolosi. Tutte i nostri primi flirt, le prime cotte, le prime sbandate.
Mi ricordo quando alla fine del terzo tu e Giulio (chissà che fine avrà fatto..), venivate da me e per prendermi in giro cominciavate a fare facce strane e mi ripetevate in continuazione il suo cognome.
E poi c’è stato il cognome dell’altro, poi la gente è passata e se n’è andata. Non rimane più niente, se non il posto fisico e i nostri ricordi.
Ho sognato di rincontrarlo ancora, ma ormai saprei che saremmo due perfetti sconosciuti senza più niente in comune.

Moon river.

Pubblicato su Emozioni visive., Prêt-à-Porter. il 3 Dicembre, 2007 da Elisa

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Aveva deciso che quello sarebbe stato il giorno in cui si sarebbe risollevata. Era andata nella sua camera per truccarsi e nascondere tutto dietro a quella maschera, aveva curato il suo abbigliamento nei minimi dettagli, aveva rimesso lo smalto rosso sulle mani. Agli occhi degli altri appariva sempre perfetta, mai trascurata. I suoi capelli però erano mossi, non lisci come al solito, questo dimostrava la sua pigrizia, non le interessava stirarseli come al solito e allora via ai capelli di essere come erano: mossi e ribelli. Non amava condividere i suoi problemi con gli altri, le sue debolezze dovevano rimanere sue, una cosa privata. A volte provava a parlarne con le persone a lei più vicine ma finiva sempre per litigarci, la mettevano davanti ai suoi sbagli, e lei questo non lo sopportava, “se sbaglio, lo vedrò da sola, ma non sopporto che me lo faccia vedere tu.”
Rimmel nero come la pece, perfetto sulle sue ciglia lunghissime.
Stava cercando di costruire qualcosa, di dimostrare al mondo che donna era, non una qualsiasi, ma a volte diventava terribilmente complicato.
“Quanto sei cretino, continua pure a prendertela con me se ti fà sentire meglio, ma sarebbe anche arrivata l’ora di crescere, niente è per sempre, noi non lo siamo stati come tutto, ti prego guardami, cerca di capire, niente è per sempre, anche tu, nessuno, niente, niente..”
Ora aveva imparato a guardare il mondo in maniera molto più distaccata, a guardarlo da fuori, era raro che si facesse toccare vicino da qualcosa, si faceva toccare solo da se stessa.
“Ho sognato di andare a casa sua, di spiarlo dalla tromba delle scale, di fingere di incontrarlo per caso, ma anche nella mia immaginazione ero la solita stupida impacciata che non sapeva che dire. Prima ci si vendica, poi si dimentica, non ho fatto nessuna delle due, e la prima quasi più non mi interessa, il tempo non ha guarito nulla, ha solo logorato tutto, mi ha indurita, chiusa da dentro, il tempo guarisce tutti i mali, ma chi l’ha detta questa stronzata?
Non poteva ancora fermarsi, ormai aveva capito come erano fatte le sue paturnie, venivano, ci si tuffava e ci sguazzava dentro per un po’, e poi ne riusciva, non era arrivato il momento di buttare tutto all’aria, se non altro per la sua giovane età.
Forse pensò, “è arrivato il momento di andare da Tiffany.”