A te, Nonna.

Là nel giardino di quella famiglia inglese, dietro al loro castello, c’era una lapide di uno degli abitanti del posto, e mi ricordo che ci andavo al tramonto e mi ci sedevo accanto. La morte non faceva paura, faceva parte del prato illuminato dagli ultimi raggi di sole, faceva parte della vita. Ed è lì che ho avuto il presentimento che mia nonna era morta, lei che mi aveva cresciuta, che mi veniva a prendere all’asilo, che mi preparava la pappa. Ma lì sembrava più facile accettarlo, sembrava più facile piangere, forse perchè ero lontana da casa, forse perchè ero in un posto incontaminato, in cui la morte entrava a far parte della terra viva, e riviveva nella storia del suo fantasma che si aggirava per le stanze del castello.
14 Maggio, 2007 a 1:49 pm
che carina che sei. ti voglio molto bene e se tua nonna ci fosse penso che anche lei te ne vorrebbe un mondo.
credo fermamente che un giorno andrà tutto meglio e anche se quel giorno non è dietro l’angolo io l’aspetto comunque.
è difficile dimentacare, è grande il peso della dimenticanza e del vuoto che ci lascia ogni persona quando se ne va.Io credo che in parte sia come una ferita, solo che non si vede perchè nell’anima, troppo in profondità. e credo che vada affrontata proprio come una ferita: bisogna chiuederla e cercare di non portarsi appresso nessuna cicatrice. non sempre è possibile ma almeno bisogna provarci. sempre
bacio
15 Maggio, 2007 a 7:29 pm
bello il ricordo ed é bello sentir parlare della morte in modo così sereno..
ciao
16 Maggio, 2007 a 9:37 am
… ascoltate :
Gute Nacht -Franz Schubert-
… e non ho altro da dire …
16 Maggio, 2007 a 12:29 pm
Gute Nacht Franz Schubert.
La conosco, la suonavo al pianoforte, mi è sempre piaciuta.
18 Maggio, 2007 a 11:44 am
Beata te che la sai o sapevi, suonare … io mi limito ad ascoltare (per ora). E stata una strana coincidenza di ascoltarla leggendo il tuo testo .
18 Maggio, 2007 a 7:06 pm
io la suonavo (e la suono) e mi dava un senso di tranquillità e di pacatezza quasi surreale..
Forse è anche quello che esprime il mio post, là in quel giardino inglese per la prima volta mi sono confrontata con la morte, ma ci ho pensato con serenità, come se in fondo fosse la cosa più normale che c’è(e forse lo è, si nasce e poi si muore).
Secondo me, fà paura perchè quando se ne và qualcuno che ci è caro, ci lascia un vuoto incolmabile.
E quel senso di angoscia è venuto anche a me, quando ne ho avuto la conferma da mia madre al mio ritorno a Roma.
Là è stata dura, molto dura perchè ci sono state tante complicazioni.
18 Maggio, 2007 a 11:01 pm
è la mancanza che fa soffrire, il sapere che non resta che il ricordo. ma un ricordo ben curato diventa umore, sangue che scorre nelle vene. quindi diventa parte di noi, essenziale e indossolubile.
poi a parole tutto è semplice… tempo al tempo
19 Maggio, 2007 a 12:24 pm
Ben detto, tempo al tempo..