Archivia per Maggio, 2007

The great Escape.

Pubblicato su Vecchio stile. il 28 Maggio, 2007 da Elisa

Ho sentito di voler condividere quel pezzetto di me con te.
E tu chi sei? Non lo sò, non ti conosco, sei uno sconosciuto che probabilmente tra un pò se ne andrà e che non vedrò mai più. Ti porterai via quella parte di me che ti ho donato, quella croce che mi perseguiterà finchè morte non mi separi da lei.
Spero che ne farai buon uso, che non straccierai così quello che ti ho donato di me, che ne farai tesoro, anche se non è una cosa facile da sentir dire.
Ti vedo, vedo che sei spaventato, spaventato quanto me, perchè tu un giorno potresti tornare indietro e non andare mai più avanti, e a me potrebbe succedere lo stesso.
Potrei diventare un’ altra persona, una persona con un grande strappo a squarciare l’anima, senza la possibilità di un domani. E tu lo stesso. Senza rimedio.
Forse è questo quello che ci accomuna, mio sconosciuto.

[La morte non stà nel non comunicare,
ma nel non poter essere più compresi.
Pier Paolo Pasolini]

L’amore ai tempi del colera.

Pubblicato su Letture. il 26 Maggio, 2007 da Elisa

Il capitano guardò Ferminia Daza e vide sulle sue ciglia i primi bagliori di una brina invernale. Poi guardò Fiorentino Ariza, il suo dominio invincibile, il suo amore impavido, e lo spaventò il sospetto tardivo che è la vita, più che la morte, a non avere limiti.
“E fin quando crede che possiamo proseguire questo andirivieni del cazzo?” gli domandò.
Fiorentino Ariza aveva la risposta pronta da cinquantatrè anni, sette mesi e undici giorni con le loro notti.
“Tutta la vita.” disse.

In una lettera.

Pubblicato su Emozioni visive., Letture., Vecchio stile. il 15 Maggio, 2007 da Elisa

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“Occorre una certa duttilità di spirito per comprendere nel suo modo più proprio la realtà informe e saperla distinguere dalle chimere, che tuttavia si impongono vivacemente e con una certa parvenza di realtà.”

J. W. Goethe

A te, Nonna.

Pubblicato su Emozioni visive., Vecchio stile. il 14 Maggio, 2007 da Elisa

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Là nel giardino di quella famiglia inglese, dietro al loro castello, c’era una lapide di uno degli abitanti del posto, e mi ricordo che ci andavo al tramonto e mi ci sedevo accanto. La morte non faceva paura, faceva parte del prato illuminato dagli ultimi raggi di sole, faceva parte della vita. Ed è lì che ho avuto il presentimento che mia nonna era morta, lei che mi aveva cresciuta, che mi veniva a prendere all’asilo, che mi preparava la pappa. Ma lì sembrava più facile accettarlo, sembrava più facile piangere, forse perchè ero lontana da casa, forse perchè ero in un posto incontaminato, in cui la morte entrava a far parte della terra viva, e riviveva nella storia del suo fantasma che si aggirava per le stanze del castello.

Luci nascoste.

Pubblicato su Vecchio stile. il 9 Maggio, 2007 da Elisa

 

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La serranda. Quella serranda messa lì a metà, mai calata del tutto, perchè da piccola avevo paura del buio, mi dava terribilmente fastidio non poter distinguere gli oggetti quando spegnevo la luce. E la sera, dopo che mi ero messa sotto le coperte chiamavo mia madre e le chiedevo di lasciarla un po’ alzata, ma non a caso, il giusto. Né un centimetro troppo su né troppo giù.

Mi ricordo che mi mettevo sotto le coperte subito dopo essere tornata dal nuoto. Il nuoto ha rappresentato la mia vita felice per dieci anni. La mia prima vera cotta. Era il mio rifugio, la mia passione, la mia voglia di entrare in acqua e ogni giorno, di migliorare il mio stile, la mià velocità. Più diventavo brava a nuoto, e più crescevo, e capivo che voleva dire competere con i tuoi amici con lealtà, senza inganni. E più lo capivo e più, con il passare degli anni, dicevo a mia madre di abbassare la serranda, e da che rimaneva a metà, ora la notte è completamente chiusa. Ora la luce mi dà fastidio, la notte ho bisogno di perdermi nel nulla per riposare, di cercare le cose a tastoni, senza sapere. Ho bisogno di sognare in un mondo che non esiste, perché la mattina tutto riappare di nuovo così come l’ho lasciato e da lì non posso fuggire.

La serranda forse, rappresenta la mia crescita da bambina a donna. La serranda forse, è un ricordo di tanti momenti felici e spensierati, dove tutto era un gioco.