Archivia per Aprile, 2007

I Sarchiaponi nani.

Pubblicato su Vecchio stile. il 28 Aprile, 2007 da Elisa

Ci dicevano che erano lì nel bosco accanto a noi. E noi come sceme ci credevamo, eravamo convinte che esistessero davvero, che davvero di notte uscissero per andare in giro, e avevamo anche un po’ paura di questi animali che non avevamo mai visto.
Eravamo più piccole, siamo cresciute insieme per un po’, pensavo che fossimo per sempre, pensavo che ti avrei protetta perché mi sentivo la più forte tra le due e avevo giurato a me stessa che nessuno ti avrebbe fatto piangere di nuovo in quel modo come quando eri venuta là nel mio angolo.
Lì tu eri un cigno e io una pantera.
Poi ci siamo riunite insieme, e qualcosa si è rotto.
Ora il tempo è diventato passato e tutto quello che c’era non c’è più. Non ci siamo più noi, tu la farfalla e io la giovane lancia, non ci siamo più noi là insieme. Me ne sono andata dopo di te perché senza di te, là non aveva senso, là non ridevo, non mi divertivo, non era più come con te.
Non parlo quasi mai di te, ma qualcuno mi ha chiesto di te, voleva sapere come ci si sente a perdere qualcuno a cui si vuole bene, qualcuno con cui si sono fatte delle esperienze uniche come quell’hike, con Arturo che ci faceva vedere le stelle prima di andare a dormire. Sai, non ho saputo rispondere, l’unica cosa che sono riuscita a dire è che tutto questo, come tutti i ricordi che ho li porto con me, e che però vorrei continuare nel presente ad avere un contatto con te, perché sei stata una delle persone più importanti della mia vita. Perché vorrei sapere se sei cresciuta come me, se sei cambiata come me, come hai vissuto e che cosa hai fatto da quando non sono stata più con te.
Come, quando e se vorrai, un vin brulè insieme a te lo bevo volentieri per parlare questa volta del futuro insieme a te, come facevamo nel passato.
I sarchiaponi nani ora abbiamo capito che non esistono, però noi eravamo lì insieme, vorrei continuare ad esistere sapendo che tu qualche volta ancora ci sei lì con me.

Chi ha tempo non aspetti tempo.

Pubblicato su Grey's anatomy il 24 Aprile, 2007 da Elisa

L’uccellino mattiniero acchiappa il verme, chi ha tempo non aspetti tempo. Colui che esita è perduto. Non possiamo far finta che non ci sia stato detto: abbiamo sentito i proverbi, abbiamo sentito i filosofi, abbiamo sentito i nostri nonni che ci ammonivano sullo spreco del tempo, abbiamo sentito i poeti maledetti che ci spingevano a prendere al volo il momento.. Però qualche volta dobbiamo cavarcela da soli. Dobbiamo compiere i nostri errori. Dobbiamo imparare sulla nostra pelle. Dobbiamo spazzare le possibilità dell’oggi sotto il tappeto del domani, fino a che non potremo più farlo, fino a che non comprenderemo da soli quello che voleva dire Benjamin Franklin: che cercare risposte è meglio che farsi domande, che stare svegli è meglio che dormire. E anche il più terribile fallimento, anche il peggiore, il più irrimediabile degli errori, è di gran lunga preferibile al non averci provato.

The scientist.

Pubblicato su Vecchio stile. il 19 Aprile, 2007 da Elisa

“Facciamola finita, non ti è mai importato nulla di me. E mi sono stancata.”
“Non è vero che non mi importa niente di te, questo lo dici tu.”
“Si ma le cose non basta dirle, bisogna anche dimostrarle.”
“…”
Come immaginavo.. Silenzio. Non c’è più nulla da dire, anche se abbiamo continuato a portarla avanti con litigate, con tante delusioni, con mesi interi senza vederci, provando in tutti i modi a cancellarti, a non pensarci, perchè tanto faceva solo male, perchè non era giusto per me, perchè non avrei mai ottenuto nulla.
E poi quella mail..

“Non vorrei scriverti nulla per e-mail, mi piacerebbe dirtelo a voce, ma tanto lo sò, che se provassi a parlarti non mi ascolteresti.. Pensavo che con la fine del liceo, saresti finito anche tu.. Pensavo che saresti stato soltanto una parentesi, che più volte si è aperta e richiusa, ma solo una parentesi.. E invece, riflettendoci bene, mi sono resa conto, che da quando ti ho conosciuto, ci tengo a te, non so come sia possibile, in fondo non ci sei mai stato. So solo che è così. Non mi aspetto nulla, l’unica cosa che mi piacerebbe, e che se anche a modo tuo, continuassi ad esserci nella mia vita. Elisa

..E poi mi sono pentita di avertela mandata, e tu a chiedermi che voleva dire, a dirmi di vederci, volevi sapere, e ho sempre rifiutato, non posso essere così stupida, non posso farmi male all’infinito, almeno non con te. Tu non so più dove sei, o almeno lo sò, ma faccio finta di niente, e tu rimani lì un fantasma, a volteggiare sopra di me.

Nausea.

Pubblicato su Letture. il 17 Aprile, 2007 da Elisa

“Forse un giorno, pensando precisamente a quest’ora malinconica in cui attendo, con le spalle curve, che sia ora di salire sul treno, sentirei il mio cuore battere più in fretta e mi direi: quel giorno a quell’ora è cominciato tutto. E arriverei al passato, -soltanto al passato- ad accettare me stesso.

Scende la notte. Al primo piano dell’albergo Pritania si sono illuminate due finestre. Il cantiere della stazione nuova odora forte di legno umido: Domani pioverà, a Bounville.

Chasing cars.

Pubblicato su Grey's anatomy il 11 Aprile, 2007 da Elisa

Derek: Meredith.

 

Meredith: Lasciami in pace.

 

Derek: Meredith.

 

Meredith: Voglio stare da sola.

 

Derek: Volevo sapere se stai bene.

 

Meredith: No non sto per niente bene. Ok? Sei soddisfatto? Io non sto bene. Perchè tu hai una moglie e mi hai dato della puttana, il nostro cane è morto e non fai che guardarmi. Smettila di guardarmi.

 

Derek: Io non ti guardo. Non è vero che ti guardo.

 

Meredith: Tu, non fai che guardarmi, non fai che osservarmi e Finn ha dei progetti e a me piace Finn, è perfetto per me e io sto provando davvero ad essere felice ma non posso respirare, non posso respirare se tu mi guardi in quel modo quindi smettila!

 

Derek: Tu credi che io lo faccia apposta? Credi che non preferirei guardare mia moglie? Io sono sposato, ho delle responsabilità, ma lei non mi fa perdere il controllo non mi rende impossibile tutto quello che faccio, non mi fa venire il mal di stomaco se penso che il mio veterinario l’ha sfiorata con le sue mani. Io farei qualunque cosa per non guardarti più.

 

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Le città e la memoria.

Pubblicato su Letture. il 2 Aprile, 2007 da Elisa

All’uomo che cavalca lungamente per terreni selvatici viene desiderio d’una città. Finalmente giunge a Isidora, città dove i palazzi hanno scale a chiocciola incrostate di chiocciole marine, dove si fabbricano a regola d’arte cannocchiali e violini, dove quando il forestiero è incerto tra due donne ne incontra sempre una terza, dove le lotte dei galli degenerano in risse sanguinose tra gli scommettitori.

A tutte queste cose egli pensava quando desiderava una città. Isidora è dunque la città dei suoi sogni: con una differenza. La città sognata conteneva lui giovane; a Isidora arriva in tarda età. Nella piazza c’è il muretto dei vecchi che guardano passare la gioventù; lui è seduto in fila con loro. I desideri sono già ricordi.