I don’t live in a dream.

Posted in Prêt-à-Porter. on 31 gennaio, 2010 by E.

Ma la statistica dove ci porterà? Si passa il tempo a fare illazioni e supposizioni sui casi, sulle possibilità per poi capire che tu stai sempre in quella piccola percentuale che il problema scarta. Ho passato la mia vita pensando che il mio essere estremamente lunatica fosse un difetto; che non potevo alzarmi una mattina, amare una persona e la sera odiarla con tutta me stessa per poi ricominciare nello stesso modo il giorno dopo, che non potevo manifestare sempre quello che realmente pensavo perché avrei fatto solo dei gran casini con le persone della mia vita. Poi, arrivi un giorno tu e cominci a fregartene di tutto e tutti. Un giorno hai dei sentimenti, il giorno dopo non sai neanche cosa siano, il giorno dopo vorresti solo scappare e allontanarti dalla gente che ti circonda. Il bello è che non nascondi nulla, quello che pensi lo manifesti in tutta tranquillità e neanche ti sfiora l’idea che forse qualcuno potrebbe non capirci nulla. Il colmo è che penso che tu faccia la cosa migliore in assoluto. Ti mostri per quello che realmente sei, ti fai accettare con tutti i tuoi difetti e forse dovrei proprio imparare da te.

I don’t live in a dream
I don’t live in some
Land forgotten

I don’t live in a dream
No I, I don’t live in a dream

I don’t live on the moon
Drink martinis in the afternoon
I don’t pretend to make
The world feel better
I don’t live on the moon
No I, I don’t live on the moon

I live right here with you
Walk the same as you do
I don’t believe
That we’re so different
I live right here with you
Yes I, I live right here with you

Your twisted heart
Is a cruel and wonderful thing
It tears me apart
Hanging on every string
I don’t live in a dream

I don’t live in a dream
I don’t hustle or scheme
I have no faith in politicians
I don’t live in a dream
No I, I don’t live in a dream..

Il pescatore.

Posted in Prêt-à-Porter. on 28 gennaio, 2010 by E.

>Sono nata e cresciuta in un altro mondo. Sono cresciuta nel mondo di mia nonna, la prima di sette figli, che ha fatto da madre, padre e sorella a tutti i suoi fratelli. Mi raccontava di come il più piccolo dei sette durante la guerra, faceva trenta chilometri a piedi per andare dagli americani a scambiare sigarette rimediate in giro, per un po’ di cioccolata. Sono cresciuta lamentandomi con mia madre dei racconti di Verga, perché mi mettevano troppa tristezza e malinconia e ogni volta lei mi rispondeva che il suo paese e la sua infanzia erano un racconto di Verga, che Rosso Malpelo non era sfortunato, che nei paesi di un tempo davvero lo avresti potuto trovare. Sono cresciuta con una donna saggia fino al midollo come mia nonna e non perché fosse colta, a malapena sapeva scrivere il suo nome, ma perché era una donna di un tempo, una sarta straordinaria, che aveva dovuto imparare a ricucire i capotti al contrario, perché una volta, il cappotto ti doveva durare tutta la vita. Sono cresciuta con una donna come mia madre con una cultura che non conosce limiti, ma che a volte si sente troppo stretta nella realtà quotidiana e che con il passare degli anni mi ha trasmesso parte delle sue nevrosi. Sono cresciuta sapendo che la vera maestra tra le tre generazioni, era la più anziana perché aveva acume di capire esattamente come sarebbero girate tutte le cose. In punto di morte, aveva predetto come sarebbe stata la relazione tra i suoi due figli, si sarebbero separati definitivamente, perché si sarebbero lasciati prendere dai problemi famigliari accantonando quel grande legame che la loro madre gli aveva trasmesso. Mi manca una donna come mia nonna, mi manca tutto di lei, il mio più grande rammarico e di non essere stata in grado di godermela fino in fondo, se solo l’avessi potuta conoscere di più, sicuramente ora sarei una donna migliore.

People C’Mon.

Posted in Prêt-à-Porter. on 27 gennaio, 2010 by E.

[And I'll be wondering all, for all my years
What I become no one could know..
If you're feeling what I'm feeling c'mon
All you soul searching people c'mon]

La mancanza di possibilità uccide. Perché non avere possibilità consiste nel non avere più speranza.
Ed è proprio quello che tu stai facendo, stai uccidendo la possibilità di avere speranza che è quella che ci permette di continuare a vivere. La speranza di un cambiamento, la speranza che invece tutto rimanga com’è, la speranza di raggiungere un obiettivo, noi siamo speranza, noi viviamo per sperare. Ora invece, vivo senza un perché, perché mi hai levato l’ingranaggio principale senza il quale, la vita è come un insieme di rotelle buttate a caso, prive di senso.

Live and learn.

Posted in Prêt-à-Porter. on 26 gennaio, 2010 by E.

[I came home in the morning
And everything was gone..
I stared into the light
To kill some of my pain..

..Got kicked in the head
So I started a fight
Cause I knew I was right..]

Ho fatto scacco matto, per 29 volte. Non per 30 perché ambisco alla perfezione, ma non la raggiungo mai.
Ti ho fatto scacco matto ed è una piccola rivincita su di te che non ci credevi, su di te che mi hai costretto a rinunciare a tutto. Per una scelta dovuta, mi hai costretto a rivoluzionare completamente la mia esistenza e in un solo anno a non lasciare più nulla di quello che c’era. Ora quel posto, che tanti criticano senza sapere, lo difendo a gran voce, perché li mi hanno accolta e sostenuta al contrario di quanto abbia mai fatto tu. Tutti gli anni passati insieme non ti giustificano anzi, ti fanno doppiamente colpevole. Tu, sei uno che dimentica, che con il tempo impari a convivere con quello che più non ti piace e in qualche modo vai avanti, io no.
Ricordo tutto e ricorderò tutto per sempre e questo tu lo sai, con il passare dei mesi non ho imparato a conviverci ma ho realizzato solo quanto la tua presenza sia stata in quegli anni penalizzante e opprimente. Non lascerò mai andare niente, perché sono testarda, fiscale e giusta. E in qualche modo per tutto quello che hai fatto, senza provare neanche una volta a giustificarti, pagherai. Scacco matto, non te lo scordare.

Latin lover.

Posted in Prêt-à-Porter. on 14 gennaio, 2010 by E.

[Sangue caldo profumo da ballo
medaglioni sotto la t-shirt
Marlon Brando questioni di tango
mette in vendita il tuo sex appeal
ogni notte cambi faccia cambi stile cambi parole..

Sigarette fumate di fretta
gli occhi frugano nei decolté..]

Il fatto che tu dica sempre cose fuori dal comune per spiccare non fa di te una persona affascinante e tantomeno un latin lover. L’essere affascianti invece consiste il più delle volte nel dire le stesse cose che dicono gli altri, ma dirle o farle in un modo così inaspettato, che chiunque non può non rimanerne colpito. Il latin lover d’altro canto, è un conquistatore nato e riesce a centrare l’obiettivo con qualsiasi tipologia di donna. Tu mio caro, riesci ad avere successo solo con le sempliciotte, che ti sentono dire qualcosa di insolito e automaticamente, senza neanche capire quello che stai dicendo loro, ti trovano attraente e pensano che tu sia una persona particolarmente intelligente. Di conseguenza, non sei un latin lover e non sei affascinante. Sei solo una persona comune che non accettando di essere uno tra i tanti, dice cose fuori dal buon senso ovviamente senza neanche crederci. Un consiglio disinteressato? Cambia canzone, questa ormai è stantia.

La luce dell’Est.

Posted in Letture., Prêt-à-Porter. on 13 gennaio, 2010 by E.

[Un colpo di fucile ed ecco che
ritorno col pensiero
e ascolto te
il passo tuo
il tuo respiro dietro me..

A te che sei il mio presente
a te la mia mente
e come uccelli leggeri
fuggon tutti i miei pensieri
per lasciar solo posto al tuo viso
che come un sole rosso acceso
arde per me]

Eravamo semplicemente troppo piccoli e timidi. Per quattro anni ci siamo rincorsi, per quattro anni ti ho pensato e mi hai pensato. Mi mancano tutti quei momenti insieme in un prato al tramonto cantando a squarciagola Battisti. Mi ricordo una notte fuori dalla mia tenda. Qualcuno bisbigliava per non farsi sentire, qualcuno fumava una sigaretta, qualcuno inventava qualche scherzo da fare. Quella sera, mi sono messa lì fuori sotto le stelle vicino a te e mi sono addormentata tra le tue braccia. Tutto il nostro amore è stato fatto di sguardi, di parole non dette, di cose non vissute. E forse, proprio per questo, sei stato il mio più grande amore.

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.

Hikmet 1942

Hit the road Jack.

Posted in Prêt-à-Porter. on 12 gennaio, 2010 by E.

Era un pomeriggio di Settembre. Fuori faceva ancora troppo caldo per uscire, così tu eri venuto a casa mia. Eravamo da poco tornati dal mare dove la sera spesso ce ne andavamo al cinema. Così abbiamo visto quel film, Ray Charles ancora non lo conoscevo molto. Mi era così tanto piaciuto che appena tornata nella nostra città mi ero scaricata tutta la discografia. Quel pomeriggio le abbiamo ballate tutte, inciampando l’uno sull’altra, inventando passi mai esistiti, ridendo come non mai. E poi, ti avevo chiesto se mi avresti portato in qualche club a ballare tutte le canzoni di Ray. Tu mi avevi detto che purtroppo, nella nostra città, era difficile trovare un locale che organizzava serate del genere. Allora, te l’ho fatto promettere. Ti avevo fatto promettere che un giorno, anche da vecchi, mi ci avresti portato. Che ci saremmo vestiti per l’occasione e avremmo vissuto una sera nel mondo di Ray, per dimenticarci di tutto, anche di noi. E le promesse come sai, vanno rispettate, sempre.

Lettera a Berlino.

Posted in Letture., Prêt-à-Porter. on 10 gennaio, 2010 by E.

Hai perfettamente ragione. E’ stata una mia scelta. In quella notte di Natale, ho raccolto i miei vestiti e senza neanche guardarti un ultima volta me ne sono andata. Ero così stanca di te, del tuo non parlare, dei tuoi musi lunghi. Ci ho provato, con te ci ho provato davvero. Quando ero a Berlino, a volte mi mancava letteralmente il respiro all’idea di non averti lì con me, ogni telefonata faceva male per colpa della distanza. Poi sono tornata e hai cominciato a punirmi per tutte le scelte che avevo dovuto prendere. Poi dopo quel Natale sei tornato e ritornato con le solite chiacchiere, ma ormai avevo la testa così logora che non riuscivo neanche a pensare che forse da qualche parte e in qualche modo il vivere insieme era ancora possibile.

You keep me hangin’ on.

Posted in Prêt-à-Porter. on 8 gennaio, 2010 by E.

[Set me free, why don't cha babe
Let me be, why don't cha babe
'Cause you don't really love me..

You just keep me hangin' on
Now you don't really want me
You just keep me hangin' on..]

Mi ricordi tanto Madame Bovary. Sperava ardentemente, che il giorno successivo finalmente le cose sarebbero cambiate. Tutte noi abbiamo avuto quel momento. Il mio è durato un anno e mezzo in cui non ho fatto altro che aspettare e sperare, sperare e aspettare. Fin quando, semplicemente mi sono stancata di aspettare. Tutto quel non fare niente e aspettare, mi avevano talmente tanto logorato che un giorno semplicemente sono andata avanti. E con il passare del tempo ho dimenticato anche tutto quel dolore. Guardami attentamente, ora su di me puoi vedere solo i postumi di quella sbornia. E come sai, i postumi non sono mai piacevoli. Con il tempo mi sono arresa all’idea di non poter arrivare a sentirmi così viva. E mi dispiace come non mai, la mia impotenza ora, nei tuoi confronti. Nessuno può aiutarti, nessuno può dirti cosa fare, è giusto che tu lo sappia, ci sei solo tu con il tuo aspettare e sperare. Purtroppo a volte le cose sono così tanto crudeli da sembrare non reali e invece lo sono. E sai qual è la cosa più ridicola? Che tutte noi ci siamo passate e che nessuna di noi si è mai arresa davanti l’evidenza, tutte quante ci siamo illuse che dei sentimenti esistevano, proprio là dove era impossibile che esistessero.

Don’t shoot me Santa.

Posted in Prêt-à-Porter. on 25 dicembre, 2009 by E.

Nonostante tutto, io odio il Natale. Da piccola, arrivavano i regali e la famiglia era più numerosa, allora forse, aveva anche senso. Ma crescendo ora non mi rappresenta più molto. Che vuol dire essere più buoni? Fare dei propositi? Tanto ogni anno è uguale al passato, cambiare è così difficile. Quest’anno ho davvero cambiato tutto. Pensate ad una cosa, ecco ho cambiato anche quella. Ma nello stesso modo, tutto è uguale a prima. Non posso svegliarmi una mattina e decidere di andare dall’altra parte del mondo. Ho dei maledettissimi doveri da rispettare. Al liceo almeno c’erano le tanto attese vacanze, ora sono solo giorni inchiodati alla sedia per gli esami. E’ ora di mandarlo a quel paese il Natale.